Beati i sapienti

Perché di essi sarà il comando…mi si perdoni l’aver scomodato il discorso evangelico coniando una beatitudine alternativa, ma non ho mai capito quale meccanismo scatti in alcuni persone per portarle a credere di detenere la sapienza assoluta. Io sono rimasta ancorata all’esperienza come principale maestra oltre,naturalmente, all’osservazione di chi già sa lavorare bene e ai consigli degli anziani. Banalmente,continuo pure a credere che non si finisca mai d’imparare e che ogni situazione sia diversa dall’altra e come tale vada trattata.
Negli ultimi anni, tuttavia, mi sono imbattuta in diversi casi di acquisizione fulminea di segreti del mestiere,veri fenomeni che dopo un paio di mesi già ascoltano poco e faticano (molto) a seguire direttive che tu t’illudi di fornire per la loro crescita professionale. Pare quasi che i consigli siano tossici e che la presunzione sia tutta tua.
Che dire? Lasciamoli nell’illusione di sapere. Arriverà anche il giorno in cui sarà la vita ad istruirli come si deve.

Piccoli manager crescono

E’ stato un mese importante,questo febbraio,perché ha segnato una tappa importante per due colleghi con cui ho avuto la fortuna di condividere un tratto del mio percorso professionale. Due ragazzi che da subito hanno mostrato di avere la stoffa giusta,che hanno saputo farsi strada nel lavoro apprendendo,osservando e ascoltando, guadagnandosi cosi stima e rispetto. Hanno saputo far emergere le loro competenze, combinare le nozioni con l’esperienza sul campo, carpire i trucchi del mestiere e sfruttare i consigli degli esperti. Hanno coltivato e reso fertile il loro terreno ed ora raccolgono i frutti,l’uno con un ruolo dirigenziale, l’altro aprendo un’attività in proprio. Non posso che esserne felice. Questa è la gioventù  che piace.

Alle origini

Osservare i comportamenti è uno degli aspetti che preferisco,soprattutto quando viaggio, e questo mi aiuta a capire che,davvero, il buongiorno si vede dal mattino.Bambini lasciati urlare e correre in aeroporto, appelli ad imbarcarsi nell’ordine indicato totalmente ignorati (non si capisce se per problemi di lingua o,semplicemente, perché non si sa più ascoltare), passeggeri che pensano soprattutto e solamente alla propria comodità senza curarsi di chi sta a fianco o dietro…ecco,questi atteggiamenti mi fanno pensare che certe persone non sanno stare con gli altri e sicuramente non saranno buoni clienti. Tutto è dovuto, tutto dato per scontato, mai un “scusi”,un “per favore”o un “grazie”. Viaggiare non è solo spostarsi da un paese all’altro portando un bagaglio molto più pesante di quello che s’imbarca:un bagaglio fatto di abitudini dure a morire, che impediscono di scoprire,conoscere,osservare e cambiare un po’ di sé. “Anche gli uccelli volano,ma non capiscono un tubo” rispose un redattore al direttore del giornale, che gli faceva notare come negli articoli mancasse l’esperienza del viaggiatore. Ma chi si vantava di aver “viaggiato” molto lo aveva fatto con lo spirito del conquistatore, non del pioniere. E il redattore,che forse per quella risposta perse il posto, dimostrò di saperne molto di più.

Parte II

Riprendiamo il post sulla parte non chiara poiché ogni giorno è uguale a se stesso nel dover ripetere le cose,ma allo stesso tempo ricco di sorprendenti sfaccettature. Di seguito qualche “situazione tipo”: 1)i bagni sono indicati con tanto di frecce e anche in caso di lavori in corso si indica come raggiungere quelli “di riserva”. Domanda:”dove trovo i servizi? “2) voucher e portali riportano ovunque il fatto di dover pagare le tasse di soggiorno. Il quesito “Ma devo pagare anche io?” di solito è  seguito da una serie di deroghe auto emanate in maniera originale ed estemporanea. 3) il ristorante,dove la colazione è servita ogni giorno, viene indicato ad ogni check in. Il mattino successivo si vedono anime in pena alla ricerca di un tavolo apparecchiato e di un ricco buffet…nella hall dove la sera prima,magari, si son fermati amabilmente a chiacchierare.
Fosse negligenza di noi receptionist nel fornire informazioni, allora potremmo batterci il petto, recitando il mea culpa. Ma alla centesima volta in cui tocca riptere le stesse volte, ci vien solo voglia di picchiare la testa contro il muro chiedendo :”perché?”

Quale parte non è chiara?

Ho sempre pensato che chi pubblicasse informazioni e immagini falsate fosse folle, poiché la realtà che il cliente trova al suo arrivo smaschera impietosamente la truffa. Mi si potrà obiettare :”ma intanto i soldi sono stati spesi ed avere il rimborso può essere una procedura lunga e costosa”. Oggi possiamo dire che l’essere svergognati in versione 2.0 riduca, se non riesce ad annullare, il rischio di millantato lusso. Ma che succede quando un albergatore coscienzioso allestisce un sito serio e seriamente diffonde informazioni su portali e OTA? Per il solito analfabetismo selettivo, la risposta è  di solito questa: “camera con vista lago e posto auto in garage”, quando è scritto che la struttura di trova al centro di un’area residenziale a poche centinaia di metri dal lago e il parcheggio è soggetto a disponibilità..oppure: la piscina esterna e’ operativa nei mesi estivi? C’è chi di stupisce che a novembre sia chiusa…
sarebbe tanto semplice se l’attenzione fosse equamente distribuita…non ci sarebbero bufale alberghiere, ma si eviterebbe lo stress da spiegazione dell’ovvio.

Tesori ritrovati

Torniamo su un discorso affrontato nei primi post, ossia gli oggetti dimenticati in hotel. Premesso che a molti sbadati mancherebbe solo la testa, la quale non può essere scordata in quanto saldamente attaccata al collo, quel che stupisce è la fase “post-dimenticanza”, almeno per una parte di clienti. Se alcuni, infatti, hanno dimenticato di prendere caricabatterie, oggetti o capi di vestiario e si accorgono quasi subito (attivandosi per farseli rispedire),  altri continuano  tranquillamente  il viaggio e solo dopo un paio di settimane contattano l’hotel per chiedere di controllare se il loro prezioso tesoro sia stato rinvenuto poiché “guardi, son sicuro/a di averlo lasciato lì “. Vien da chiedersi donde emergano certe granitiche certezze, visto che per settimane (a volte mesi) non hai caricato il telefono, o il tablet, o il pc, o non hai indossato il tuo maglione preferito,  o l’orologio così prezioso…
E quando comunque l’oggetto/capo fosse effettivamente rinvenuto, appena si ode la parola”addebito”,ecco l’espressione offesa di chi dice:”ma come?pensavo fosse un servizio dell’hotel” (leggi: con quello che ho pagato..”. Ebbene, se gli hotel iniziassero davvero ad inviare ogni oggetto dimenticato a spese proprie, si trasformerebbero in centri di spedizioni e faĺlirebbero in un baleno, visti i mucchi di oggetti che giacciono negli scatoloni, in attesa che qualcuno si ricordi di loro.

Why Fi

  1. Tranquilli, non è un errore ortografico, bensì un’ironica e provocatoria storpiatura per sollevare qualche interrogativo sulla tecnologia diventata croce e delizia degli albergatori. Posto che ormai chi non offre il collegamento wi fi rischia l’esclusione a priori degli internauti malati di condivisione, perché offrire il servizio gratis? Risposta elementare ed ovvia: per fornire un valore aggiunto e spuntarla sul concorrente che, invece, magari, la fa pagare. Se lo offre gratis, perché al check out o sulle recensioni online deve sentirsi pure rimbrottare per la lentezza nella navigazione? La cosa strana, poi, e’ che non si lamentano tanto quelli che lavorano, quanto quelli che devono navigare per diletto. E qui sorge prepotente la domanda successiva: perché, se e’ la prima cosa che i clienti chiedono al check in (spesso prima ancora della chiave) poi non la usano per cercare ciò di cui hanno bisogno e paralizzano il lavoro dei receptionist  con le richieste più strampalate?gli strumenti ci sono, sarebbe peccato mortale non usarli…tanto più che alcune informazioni nemmeno il segretario può saperle, quindi le deve comunque cercare, quindi…perché perdere tempo prezioso per tutti?